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Foto di Marradi

Maestro di Marradi (attivo in Toscana ultimo quarto del sec. XV inizio del sec. XVI)

Con il nome convenzionale di “Maestro di Marradi” la critica ha indicato l’autore di una serie di dipinti conservati a lungo nella Badia di Santa Reparata in Rio Salto presso Marradi (oggi tre tavole ed il paliotto sono stati collocati nella Chiesa arcipretale San Lorenza di Marradi) nei quali si riflette la cultura figurativa toscana di fine Quattrocento dominata dalle personalità di Domenico Ghirlandaio e di Sandro Botticelli, oltre che di Pietro Perugino. Marradi è un centro sugli Appennini toscoromagnoli posto lungo la strada che congiunge Faenza e Firenze, via di comunicazione che favorì scambi commerciali ed artistici tra il versante romagnolo e quello toscano.
Questo anonimo pittore, formatosi accanto a Domenico Ghirlandaio intorno al 1475, prende il nome da un gruppo di cinque dipinti che erano collocati  alla Badia di Santa Reparata al Borgo presso Marradi, che costituiscono il nucleo centrale del corpus delle sue opere; le tavole rappresentano:
 
• la Madonna della Misericordia
• i Santi Antonio Abate, Sebastiano e Lucia
• la Madonna col Bambino tra i Santi Benedetto, Reparata, Giovanni Gualberto e Bernardo degli Uberti
• San Giovanni Gualberto,
• Il paliotto raffigurante Santa Reparata.

Sembra ormai certo che le tavole fossero commissionate al pittore da Taddeo Adimari abate di S.Reparata e amico d’infanzia di Lorenzo Il Magnifico.

Poche sono le notizie documentarie che aiutino a ordinare la produzione artistitica del Maestro, che è per altro piuttosto consistente. La prima opera datata che conosciamo è la Madonna col Bambino e Santi di Marradi, realizzata nel 1498. Nel 1510 realizza un’Annunciazione per la cappella del Seminario di Pesaro, un’opera di raffinata eleganza e di gusto un po’ arcaico per la ricchezza di ori e decorazioni. Posteriore di un solo anno (datata 1511) è la Madonna in trono col Bambino e sei Santi nella chiesa di Santo Stefano a Palazzuolo sul Senio, che si differenzia dalla tavola precedente per la grande sobrietà che la contraddistingue. Lo stesso ritrovato rigore caratterizza anche la Madonna in trono col Bambino di Montefiridolfi, l’ultimo dipinto conosciuto, datato 1513. In questa fase, quella della maturità, l’artista passa dai ricorrenti influssi botticelliani ad un’ispirazione molto vicina allo stile del Perugino, suo contemporaneo.
Si tratta indubbiamente di un pittore tradizionale, come è evidente dall’impiego frequente di punzonature e preziosi particolari a rilievo, ma che si mantiene sempre aggiornato sulle novità che si avvicendano nella pittura fiorentina del suo tempo. Quello che conosciamo della sua attività artistica lo mostra, in ogni caso, piuttosto fedele a se stesso, anche nella produzione più tarda, sempre disposto a far rivivere, accanto alle aperture verso i nuovi indirizzi stilistici, schemi figurativi e modelli del passato.