Questa è la domanda scaturita dalla legge sugli orari dei negozi ora in discussione al Senato approvata ieri dalla Camera.

Il testo obbliga i negozi a una chiusura obbligatori di 12 giorni l’anno di cui solo 6 a scelta. La polemica è partita quando si parla delle eccezioni, infatti sono escluse le attività legate a stazioni, autogrill, complessi turistici e esercenti specializzati nella vendita di souvenir e artigianato locale, tra queste non compaiono gli e-commerce e neanche i distributori automatici. La falla la troviamo all’articolo 1 “Le tipologie di attività di cui all’articolo 13, comma 1, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e le attività di somministrazione di alimenti e bevande non sono soggette ad alcun obbligo di chiusura domenicale o festiva”.

Lasciando perdere i problemi tecnici legati alla chiusura di un sito, i problemi diventano più complessi quando osserviamo la parte economica di mercato italiano, infatti potrebbe avere l’effetto di penalizzare gli imprenditori italiani poiché i clienti online, che magari proprio perché il negozio in ferie,cercano l’articolo su internet, finirebbero per andare dai concorrenti stranieri non inclusi nella normativa nazionale. Tutto ciò mette in difficoltà un settore che stenta ancora a decollare: nel 2014 il giro d’affari valeva 13,3 miliardi di euro, a differenza di quelle della Gran Bretagna dove il mercato digitale corre verso gli 80 miliardi.

Il presidente di Netcomm (Consorzio del Commercio Elettronico Italiano), Roberto Liscia, è molto preoccupato per lo scenario che si presenterà in futuro «Il settore dell’eCommerce non può essere soggetto ad una regolamentazione in tal senso, poiché per sua natura è un’attività eseguibile 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Inoltre, sempre per definizione, il commercio elettronico attiene a transazioni che non si svolgono in un punto di vendita fisico, con conseguente impossibilità di applicazione di tale proposta normativa».

Al contrario il senatore del Pd Bruno Astore rassicura «il nodo verrà superato al 99%» sostenendo che essendo un decreto legislativo del ’98 verranno previste modifiche e corrette sviste il tutto è nelle mani delle Commissioni.

Quindi la domanda che si apre a tutti, dai clienti dei negozi fisici a quelli online fino alle aziende di ogni tipo, è giusto penalizzare così una parte del mercato ancora prima del decollo?