Il mobile marketing non è certo una novità, ma nel 2014, con una percentuale stimata attorno al 20% di traffico internet generato da smartphone, è ancora corretto definirlo tale?

Quali sono le sfumature che ha assunto questo termine negli ultimi anni, e perché i dati di questa ricerca sono così importanti?

Un utente mobile ha un grosso vantaggio, in termini di creative marketing, su un utente desktop: la sua posizione nello spazio, che influenza anche il modo di navigare in rete. Essere in giro spinge gli utenti a consultare spesso il web alla ricerca di negozi, ristoranti, uffici pubblici, ma anche solo passatempi, news e intrattenimento per sopportare una fila o un’attesa.

L’utente dovrà trovare velocemente quello che cerca, senza troppi indugi ed in maniera possibilmente coinvolgente.

Si inserisce qui l’evoluzione del mobile marketing, la realtà aumentata.

Grazie alle nuove tecnologie, è come se tramite la realtà aumentata sovrapponessimo una realtà virtuale a quelIa che stiamo vivendo in un dato momento.

In questo modo si potrebbero aggiungere ad esempio informazioni in 3D a cose fisiche come un monumento o una strada o avere in tempo reale maggiori informazioni riguardanti un oggetto o una persona.

In questo senso, anche in Italia, si stanno muovendo moltissime regioni (Toscana e Puglia in primis) nel rilascio di app che permettono di aggiungere alla realtà informazioni dettagliate su musei, monumenti e quant’altro possa migliorare l’esperienza turistica.

Sono moltissime le opportunità da sfruttare che si presentano ad un brand che intende integrare la RA nella propria marketing strategy, rispondendo soprattutto alla curiosità delle persone, alla loro voglia di divertirsi e al bisogno di sapere sempre qualcosa in più su ciò che incontrano durante la vita di tutti i giorni.

Lo scorso luglio Ikea ha rilasciato Ikonic, una app che permette, inquadrando il catalogo, di creare un render tridimensionale del mobile che si desidera acquistare per vedere come si inserirebbe nell’arredamento della nostra casa.

Chiaramente la realtà aumentata non deve essere utilizzata come strumento fine a se stesso, ma deve rientrare in una visione strutturata che tenga conto sia delle attività online, social in primis, che offline dell’azienda; deve portare un valore aggiunto al consumatore, che sia tangibile o esperienziale (anche solo la possibilità di condividere la propria esperienza sui social network).

Sono moltissimi gli esempi che è possibile fare che integrano la realtà aumentata con dispositivi che ci circondano quotidianamente: questa infatti, non è appannaggio solamente di smartphone o tablet, guardate questo video della consolle PlayStation Vita!

Fantascienza?! Non più!