Poca connessione e ancora troppa distanza tra pazienti, cittadini, asl e ospedali.

Ad affermarlo è il rapporto Osservasalute 2013 realizzato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane dell’Università Cattolica di Roma, che ha valutato lo stato di salute del rapporto tra rete e aziende sanitarie. Ne è emersa una situazione abbastanza disomogenea in cui, nonostante ci sia ancora molto da lavorare, la spuntano solamente le regioni del Nord-Est.

Tralasciando l’aspetto informativo, soddisfatto soprattutto dai siti web, è l’aspetto comunicativo e relazionale quello che manca, l’utilizzo dei social network per la comunicazione con gli utenti ed il dialogo. Poco utilizzati i canali ritenuti ormai preferenziali in altri paesi, appena il 34% delle Asl italiane utilizza almeno un canale web 2.0 per comunicare col cittadino, dato che sale al 44% per Aziende Ospedaliere (AO), IRCCS e Policlinici Univeristari (PU).

L’Emilia Romagna è la regione che fa registrare il dato più convincente, con il 73% delle ASL presente almeno su un canale social, mentre nel Nord-Ovest è la Lombardia a spiccare, con un 47%. Anche il Centro non se la cava male, con un’azienda sanitaria su due presente sul web nelle Marche, e il 42% dell’Umbria, anche se molto dipende dal numero di strutture territoriali. Segue il Sud, con una connessione meno stretta, guidata dal 50% dell’Abruzzo e a seguire Campania e Sicilia con 43 e 33%. Comunicazione col cittadino completamente assente in Basilicata, Molise e Calabria.

Esaminando i dati relativi invece ad AO, IRCCS e PU, possiamo notare una maggiore la propensione all’utilizzo di canali web 2.0 rispetto alle ASL. E’ ancora l’Emilia-Romagna a registrare il dato migliore (83%) che, sommato a quelli di Veneto (40%) e Friuli Venezia Giulia (20%), contribuisce al raggiungimento dei valori più elevati per la macroarea Nord-ESt. Per il Nord-Ovest assume un’importanza rilevante la Lombardia, con il suo 41% rapportato all’altissimo numero di strutture di ricovero (54), mentre al di sotto del valore nazionale medio troviamo le Marche (33%).

Una differenza sostanziale è anche nella tipologia del canale scelto; se per le ASL il social network “preferito” è Youtube, utilizzato da 49 aziende su 143 per caricare video informativi, scientifici ed aggiornamenti circa i servizi offerti, per le AO il canale prediletto è Facebook, attivo in più di 50 strutture di ricovero su 150. Voci fuori dal coro ancora l’Emilia Romagna ed il Veneto, che affidano, in proporzione, la maggior parte della loro comunicazione sanitaria alla piattaforma di microblogging Twitter.

Quasi inesplorato l’universo dei blog: solamente Emilia Romagna, Lazio e Piemonte ne possiedono uno.

E’ facile dedurre quanto, al giorno d’oggi, risulti strategico per un’azienda sanitaria attivare canali di comunicazione bidirezionali che seguano l’evoluzione sociologica, e rispondano alla richiesta di dialogo del cittadino-paziente. In mancanza di dati relativi all’Italia, possiamo guardare a Stati Uniti e Canada, dove un cittadino su cinque utilizza i social network per accedere alle informazioni sanitarie necessarie, influenzando così i sistemi di comunicazione globali.